Un viaggio dentro un pianeta che ascolta.
Un romanzo di fantascienza psicologica e cosmica, dove identità, memoria e ignoto si intrecciano in un’esperienza che trasforma.
Nel silenzio inquieto di Corvus IV, un pianeta vivo e impenetrabile, un gruppo di esploratori si trova a fronteggiare qualcosa che non appartiene né alla scienza né all’immaginazione. Qui il silenzio non è assenza: è presenza. È coscienza. È un messaggio che nessuno sa interpretare.
Jonas, Mira, Kavor e gli altri devono attraversare spirali di memoria, fratture dell’identità e visioni condivise per comprendere che l’ignoto non viene dall’esterno.
È dentro di loro.
È parte di ciò che sono sempre stati.
È ciò che stavano cercando senza saperlo.
E quando il pianeta risponde… nulla rimane com’era.
Estratto da Il Silenzio di Corvus IV
«Il vento su Corvus IV non portava sabbia né polvere. Portava memorie.
Si muoveva lento, come un animale antico che scivola tra le pietre, e ogni volta che sfiorava la pelle lasciava un’impronta invisibile, un’eco che non apparteneva a chi la percepiva.
Jonas lo avvertì per primo.
Non era un semplice cambio d’aria: era come se il pianeta avesse trattenuto il fiato per un tempo incalcolabile e, ora, lo stesse restituendo con un’intenzione.
«Lo senti?» chiese.
Mira annuì, gli occhi fissi verso l’orizzonte che tremava appena, come se la materia stessa stesse tentando di ricordare la forma che aveva avuto un istante prima.
«Non è un suono» mormorò. «È… un pensiero.»
A ogni passo, il terreno cambiava. Non sotto i loro piedi, ma dentro di loro: percezioni sottili, vibrazioni mute, frammenti di qualcosa che non era mai stato umano.
Qualcosa di più antico del tempo, eppure vivo.
La faglia si spalancò davanti a loro.
Non un crepaccio, non un fenomeno geologico: un varco.
Un confine tra realtà e percezione, tra ciò che l’occhio vede e ciò che la mente teme.
Jonas si chinò sul bordo, e per un istante ebbe l’impressione che la faglia respirasse insieme a lui, come se stesse imitando il suo ritmo.
«Corvus IV non osserva soltanto» sussurrò. «Sta imparando.»
E in quell’istante compresero che il pianeta non era un luogo.
Era un incontro.
Un viaggio verso ciò che non avevano mai osato guardare dentro di sé.
Un ritorno a una verità che non avevano mai dimenticato davvero… solo sepolto nel rumore della vita.»

